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MESSICO: NELLO STATO DI MORELOS AUTOBLINDO CONTRO MAESTRI, INDIGENI E PADRI DI FAMIGLIA.
Due mila soldati. Mille agenti della Polizia Federale Preventiva. Centinaia di poliziotti e di granatieri. Elicotteri.
Indymedia Mexico
[13/10/2008 19.54.22]



Documento senza titolo

Durante quasi due mesi di lotta il “governatore” del Morelos ha fatto finta in varie occasioni di dialogare con i maestri. Ora è il turno del governo federale. Durante la marcia nel DF (Città del Messico), che è arrivato alla Segreteria di Governo nel tardo pomeriggio, la Commissione è stata informata che non poteva essere ricevuta dal Sottosegretario di Governo perchè si trovava a Morelos negoziando per risolvere il conflitto magistrale. La realtà era che sì si incontrava nel Morelos, però dirigendo tutto l’operativo di repressione poliziesco/militare.

Allo stesso tempo, ingannavano diffondendo una “negoziazione” con deputati di tutti i partiti e si convocava la Commissione per un colloquio con il governatore di stato, alla quale non ha mai assistito mai. Tutta questa simulazione era il segnale d’attacco all’esercito, senza dare nessuna soluzione favorevole alle basi e distraendo la direzione con la simulazione di una negoziazione. Tutto ciò non coincide con i fatti conosciuti fino ad ora e con il fatto che la stessa dirigenza faccia un’analisi particolareggiata che possa servire a tutto il movimento.

In sintesi la politica yunquista si è espressa offrendo il dialogo per la soluzione nello stesso momento in cui reprimeva brutalmente il magistero e il popolo, giocando con la possibilità di un accordo che mai è arrivato, ma che ha fonto di offrire. Una politica traditrice e calcolata, semplicemente fascista.

Il pomeriggio di Giovedì 9, il presidio si trasferì di fronte alla plaza de armas, appoggiato dai commercianti delle strade sgombrate, e minacciato dal governo di sgomberarli con la forza se non accettavano di farlo volontariamente.

L’informazione ricavata rispetto la repressione da distinte fonti, riporta il seguente

Mercoledì 8 ottobre

14:56 La repressione a Amayuca (a oriente di Morelos) è intensa, si riportano vari feriti e detenuti. Elicotteri sorvolano il paese, e 700 granatieri intimidiscono quelli che cercano di manifestare nei dintorni del congresso locale.

16:00 La polizia torna ad attaccare gli abitanti di Amayuca. Con maniere deplorevoli detengono persone di tutte le età; al suo passaggio la polizia realizza qualsiasi tipo di violenza e abuso per incolpare la popolazione, come rompere i vetri delle auto. Detengono qualsiasi persona come sospettosa.
Informano che in questo momento gli abitanti di Xoxocotla si stanno scontrando con elementi della Polizia Federale con pietre e petardi. Si stima che sul luogo sono arrivati circa 500 unità federali per ritirare il blocco stradale della via Alpuyeca-Jojutla.
Questo è il secondo tentativo di sgombrare questa via, dato che ieri si presentò lo scontro tra la polizia e gli abitanti, scontro che lasciò come saldo 5 poliziotti detenuti che furono consegnati dopo la mezzanotte.

18:00 Si informa che la polizia federale si dirige verso Xoxocotla. Inoltre si informa che elicotteri dell’Esercito e della PFP sorvolano Temixco.

19:30 La popolazione continua resistendo a Amayuca. Ci sono vari feriti, decine di detenuti. Iniziano le perquisizioni alle case da parte della PFP, bloccano tutte le entrate e impediscono il passaggio. È molto probabile che spieghino le forze verso Xoxocotla.

20:30 Si informa che ci sono scontri a Xoxo e più tardi si conferma che vi furono scontri a Xoxocotla, nei dintorni del paese. Ci sono tre granatieri detenuti dagli abitanti.

21:30 Corre la voce che la polizia sta sgombrando il presidio del centro di Cuernavaca.

22:30 Gli abitanti informano che stanno passando elicotteri militari, sopra il centro di Cuernavaca.

23:00 I militari e la polizia minacciano che, in caso di mancata consegna dei poliziotti, l’esercito entrerà con camionette e autoblindo per “liberarli”.

23:30 Si conferma l’entrata dell’Esercito a Xoxocotla. Hanno chiuso il paese. Gli abitanti pianificano di ritirarsi. Il paese decide di consegnare i poliziotti federali. C’erano 100 soldati, tre hummer, quattro jeep, più di 1200 effettivi, 4 autoblindo e 5 elicotteri.

La stampa nazionale riporta che:

Alla fine la comunità indigena di Xoxocotla è stata isolata, da circa 100 militari e 900 poliziotti, in un tentativo di riscattare 5 poliziotti che riuscirono a trattenere gli abitanti durante gli scontri. Intorno alle 11 di sera di oggi sono stati liberati i 5 poliziotti, per opera di 100 soldati della 24° zona militare a bordo di due autoblindo, tre hummer e quattro jeep e 900 poliziotti federali. Tuttavia le note giornalistiche non approfondiscono i fatti del giorno prima, come tentando di minimizzare la situazione.
Un elicottero sorvola il presidio di maestri nella città di Cuernavaca. Un convoglio di più di 3000 soldati vestiti con uniformi della PFP si approssima all’autostrada in direzione della città di Cuernavaca, esiste la possibilità che questa forza tenti lo sgombero del presidio. Nel municipio di Xoxocotla tre elicotteri sorvolano la popolazione e la polizia ha cessato l’attacco nell’attesa di rinforzi.

Giorno 9

Non ci sono dubbi, l’”eroico” esercito messicano sta reprimendo la popolazione civile, tutti i discorsi di democrazia, stato di diritto, ecc. di tutti i partiti sono stati fatti a pezzi.

Di nuovo il regime militare si fa presente per reprimere un movimento completamente pacifico. I partiti politici, giocando il proprio ruolo, hanno lasciato intendere in modo chiaro da che parte stanno, hanno chiuso il Congresso per “timore che i maestri potessero occuparlo”. Non era vero, al contrario ciò che sapevano era che l’esercito stava reprimendo e ciò che fecero fu lasciargli mano libera. Fu così che l’Esercito si accanì con i maestri e coloni che stavano nella totale indifesa.

Più di 2 mila soldati ed elementi della PFP e statale repressero i padri di famiglia del paese di Xoxocotla. Questo con l’obiettivo di togliere base d’appoggio al magistero. Con questo si prova che il servizio di intelligenza non rastrella i narcos, bensì i movimenti di massa, e in questo modo si spiega che capirono quanto gli abitanti di questo luogo erano una forza molto importante di appoggio al magistero e per questo focalizzarono così gli attacchi. Con questo attacco fanno tre giorni consecutivi di repressione.

Il primo, fu nell’abitato di Tres Marías, poi fu contro quelli della Unión de los Pueblos de la Zona Oriente e il terzo, fu contro Xoxocotla. Questa repressione evidenzia che Gordillo e Calderón non sono altro che cani fedeli dell’imperialismo e che non gli importa reprimere padri di famiglia, bambini e donne che hanno manifestato contro la pro imperialista Alianza por la Calidad de la Educación, purché il loro padrone non si arrabbi.

La repressione fu intrapresa contro tutto ciò che si muoveva per più di tre ore, e nonostante questa offensiva, il popolo gli rispose con molta dignità lanciando razzi, pietre, cerchioni e bombe molotov. E fu in questo modo che i militari e la polizia non riuscirono a ridurre il coraggio di un popolo offeso e quindi furono costretti a chiedere rinforzi, perchè gli abitanti salivano da ogni strada, e già avevano indietreggiato al loro paese. E solo con i rinforzi hanno potuto disperdere le forze che li affrontavano. Furono centinaia di soldati che parteciparono a questo atto di repressione e arrivarono con autoblindo e camionette Hummer.

Con loro sorpresa la gente già non c’era, così che lo spiegamento tanto spettacolare risultò ridicolo e all’alba dovettero ritirarsi. Una volta che si ritirarono, gli abitanti ritornarono ad organizzarsi e a chiudere un’altra volta la viabilità federale. Di fronte a questa manifestazione l’esercito attaccò la popolazione come se si stesse scontrando con un altro esercito, lasciando come risultato decine di detenuti e feriti, ai quali vogliono attribuire il delitto di terrorismo; la popolazione denuncia che ci sono molti dispersi, i governi fascisti riconoscono solo alcuni detenuti e presentano una lista dove non compaiono molti che i testimoni hanno visto detenere dalla polizia. La solidarietà per il popolo di Morelos si è fatta presente, così come il ripudio a queste azioni fasciste: professori di Puebla, Guerrero, Michoacán, Chihuahua, Jalisco, Distrito Federal e principalmente Oaxaca, tra le altre entità, hanno marciato esigendo il cessare della repressione.

Cosa segue?

Secondo la logica della repressione scatenata ciò che segue è l’evacuazione violenta del presidio contro la protesta sociale usando tattiche militari e di intelligenza di sicurezza nazionale. Reprimendo per primi ai contingenti di coloni, padri di famiglia e contadini che bloccavano le strade e le entrate alla città, stanno preparando il colpo al presidio. La repressione non ha cessato.

10 ottobre, mattina, si riportano assediati Jonacatepec, Xoxocotla, Miacatlàn. La tattica militare fascista si propone di occupare o sottomettere la piazza, cioè, che gli accampamenti sospendano i blocchi e che per paura i maestri abbandonino il presidio (e riprendano le lezioni), o di sgomberarli con la forza.
Si rende di urgente necessità la somma di altre forze di lotta contro l’imposizione de la ACE e delle sue implicazioni: scomparsa delle scuole statali, privatizzazione dell’insegnamento, violazione dei diritti del lavoro e sindacali, subordinazione del Messico ai piani imperialisti della OCDE e del BM, ecc.

Oggi contro Morelos, come ieri contro Oaxaca, si è scatenata la violenza di Stato: non è solo la politica statale, ma anche l’esercito e la PFP. Con il silenzio complice di radio, stampa e TV più le rabbiose campagne diffamatorie pubblicitarie. La solidarietà corporativa deve accelerare il passo affinché lo sciopero nazionale sia realtà.

Non resta nessuna speranza che si possa trovare una soluzione soddisfacente. Lo Stato ha già deciso la strada della repressione. Sono passati dalle vociferanti minacce (di Fecal, Josefina, Elba), alla brutale repressione, e se non li fermiamo con una forza magistrale popolare superiore a quella di Morelos, andranno contro tutti gli altri settori che protestano e lottano.

Preparare lo sciopero indefinito, organizzare carovane di solidarietà al presidio a Cuernavaca. Fare del presidio a Cuernavaca il centro di riserva di tutta la solidarietà del magistero e dei padri di famiglia; queste carovane organizzate dal magistero del DF per regioni, per delegazioni o per scuole, possono essere molto numerose e costanti senza aspettare che si dichiari lo sciopero indefinito e possono essere molto utili per la preparazione.

Compagni:

La lotta nel Morelos rappresenta l’interesse di tutto il magistero e il popolo del Messico. È l’opposizione alla privatizzazione dell’educazione, il rifiuto alla chiusura delle scuole statali, il rifiuto a essere un Messico di truccatori, turismo e migranti.
La riforma educativa deve cominciare col considerare la nostra realtà nazionale. La nostra storia, la nostra sovranità. Le nostre aspirazioni come popolo e come nazione libera dal dominio dello straniero. Una riforma così può venire solo dalle basi magistrali e dal popolo in lotta. La ACE è un accordo tra i padroni imperialisti e i suoi servi locali. La vogliono imporre col sangue e il fuoco. Si tratta né più né meno di impedirlo con la forza unita del magistero e del popolo, come a Morelos.

Fuori l’esercito da Xoxocotla e dagli altri paesi!
Morelos non è una caserma. Fuori l’esercito!
Viva l’eroico popolo morelense!
Se Zapata fosse vivo starebbe con la nostra lotta!

VEDI IL VIDEO DELLA REPRESSIONE MILITARE A XOXOCOTLA, MORELOS

Traduzione di Cristina Coletto

Documento senza titolo

Nel corso di quasi due mesi di lotta il “governatore” de Morelos ha simulato in varie occasioni di dialogare con i maestri. Ora toccò il turno del governo federale. Durante la marcia nel DF, che arrivò alla Segreteria di Governo nel tardo pomeriggio, la Commissione fu informata che non poteva essere ricevuta dal Sottosegretario di Governo perchè si trovava a Morelos negoziando per risolvere il conflitto magistrale. La realtà era che sì si incontrava a Morelos, però dirigendo tutto l’operativo di repressione poliziesco/militare.

Allo stesso tempo, ingannavano diffondendo una “negoziazione” con deputati di tutti i partiti e si convocava la Commissione per un colloquio con il governatore di stato, alla quale non assistette mai. Tutta questa simulazione era il segnale d’attacco all’esercito senza dare nessuna soluzione favorevole alle basi e mantenendo distratta la direzione con la simulazione di una negoziazione. Questo si distacca dai fatti conosciuti fino ad ora con riserva che la stessa dirigenza faccia un’analisi particolareggiata che possa servire a tutto il movimento.

In sintesi la politica yunquista si espresse offrendo il dialogo per la soluzione allo stesso tempo che reprimeva brutalmente al magistero e al popolo, manipolando con la possibilità di un accordo che mai arrivò, ma che finse di offrire. Una politica traditrice e calcolata, semplicemente fascista.

Il pomeriggio di Giovedì 9, il presidio si trasferì di fronte alla plaza de armas, appoggiato dai commercianti delle strade sgombrate, e minacciato dal governo di sgomberarli con la forza se non accettavano di farlo volontariamente.

L’informazione ricavata rispetto la repressione da distinte fonti, riporta il seguente.

Mercoledì 8 ottobre

14:56 La repressione a Amayuca (a oriente di Morelos) è intensa, si riportano vari feriti e detenuti. Elicotteri sorvolano il paese, e 700 granatieri intimidiscono quelli che cercano di manifestare nei dintorni del congresso locale.

16:00 La polizia torna ad attaccare gli abitanti di Amayuca. Con maniere deplorevoli detengono a persone di tutte le età; al suo passaggio la polizia realizza qualsiasi tipo di violenza e abuso per incolpare la popolazione, come rompere i vetri delle auto. Detengono qualsiasi persona come sospetto.
Informano che in questo momento gli abitanti di Xoxocotla si stanno scontrando con elementi della Polizia Federale con pietre e petardi. Si stima che sul luogo sono arrivati circa 500 elementi federali per ritirare il blocco stradale della via Alpuyeca-Jojutla.
Questo è il secondo operativo per sgombrare questa via, dato che ieri si presentò lo scontro tra la polizia e gli abitanti, scontro che lasciò come saldo 5 poliziotti detenuti che furono consegnati passata la mezzanotte.

18:00 Si informa che la polizia federale si dirige verso Xoxocotla. Inoltre si informa che elicotteri dell’Esercito e della PFP sorvolano Temixco.

19:30 La popolazione continua resistendo a Amayuca. Ci sono vari feriti, decine di detenuti. Iniziano le perquisizioni alle case da parte della PFP, bloccano tutte le entrate e impediscono il passaggio. È molto probabile che spieghino le forze verso Xoxocotla.

20:30 Si informa che ci sono scontri a Xoxo e più tardi si conferma che vi furono scontri a Xoxocotla, nei dintorni del paese. Ci sono tre granatieri detenuti dagli abitanti.

21:30 Corre la voce che la polizia sta sgombrando il presidio del centro di Cuernavaca.

22:30 Gli abitanti informano che stanno passando elicotteri militari, sopra il centro di Cuernavaca.

23:00 I militari e la polizia minacciano che, in caso di mancata consegna dei poliziotti, l’esercito entrerà con camionette e autoblinda per “liberarli”.

23:30 Si conferma l’entrata dell’Esercito a Xoxocotla. Hanno chiuso il paese. Gli abitanti pianificano di ritirarsi. Il paese decide di consegnare i poliziotti federali. C’erano 100 soldati, tre hummer, quattro jeep, più di 1200 effettivi, 4 autoblinda e 5 elicotteri.

La stampa nazionale riporta che:

Alla fine la comunità indigena di Xoxocotla fu isolata, da circa 100 militari e 900 poliziotti, in un operativo per riscattare 5 poliziotti che riuscirono a trattenere gli abitanti durante gli scontri. Intorno alle 11 di sera di oggi si liberarono i 5 poliziotti, per opera di 100 soldati della 24° zona militare a bordo di due autoblinda, tre hummer e quattro jeep e 900 poliziotti federali. Tuttavia le note giornalistiche non approfondiscono i fatti del giorno prima, come tentando di minimizzare la situazione.
Un elicottero sorvola il presidio di maestri nella città di Cuernavaca. Un convoglio di più di 3000 soldati vestiti con uniformi de la PFP si approssima all’autostrada in direzione della città di Cuernavaca, esiste la possibilità che questa forza tenti lo sgombero del presidio. Nel municipio di Xoxocotla tre elicotteri sorvolano la popolazione e la polizia ha cessato l’attacco nell’attesa di rinforzi.

Giorno 9

Non ci sono dubbi, l’”eroico” esercito messicano sta reprimendo la popolazione civile, tutti i discorsi di democrazia, stato di diritto, ecc. di tutti i partiti elettori e gli altri sono stati fatti a pezzi.

Di nuovo il regime militare si fa presente per reprimere un movimento completamente pacifico. I partiti politici, giocando il proprio ruolo, lasciarono intendere in modo chiaro da che parte stanno, chiusero il Congresso per “timore che i maestri potessero occuparlo”. Non era vero, al contrario ciò che sapevano era che l’esercito stava reprimendo e ciò che fecero fu lasciargli mano libera. Fu così che l’Esercito si accanì con i maestri e coloni che stavano nella totale indifesa.

Più di 2 mila soldati ed elementi della PFP e statale repressero i padri di famiglia del paese di Xoxocotla. Questo con l’obiettivo di togliere base d’appoggio al magistero. Con questo si prova che il servizio di intelligenza non rastrella ai narcos, bensì ai movimenti di massa, e in questo modo si spiega come capirono che gli abitanti di questo luogo erano una forza molto importante di appoggio al magistero e per questo focalizzarono così gli attacchi. Con questo attacco fanno tre giorni consecutivi di repressione.

Il primo, fu nell’abitato di Tres Marías, poi fu contro quelli della Unión de los Pueblos de la Zona Oriente e il terzo, fu contro Xoxocotla. Questa repressione evidenza che Gordillo e Calderón non sono altro che cani fedeli dell’imperialismo e che non gli importa reprimere padri di famiglia, bambini e donne che hanno manifestato contro la pro imperialista Alianza por la Calidad de la Educación, purché il loro padrone non si arrabbi.

La soldatesca fu intrapresa contro tutto ciò che si muoveva per più di tre ore, e nonostante questa offensiva, il popolo gli rispose con molta dignità lanciando razzi, pietre, cerchioni e bombe molotov. E fu in questo modo che i militari e la polizia non riuscirono a ridurre il coraggio di un popolo offeso e quindi furono costretti a chiedere rinforzi, perchè gli abitanti salivano da ogni strada, e già avevano indietreggiato al loro paese. E solo con i rinforzi hanno potuto disperdere le forze che li affrontavano. Furono centinaia di soldati che parteciparono a questo atto di repressione e arrivarono con autoblinda e camionette Hummer.

Con loro sorpresa la gente già non c’era, così che lo spiegamento tanto spettacolare risultò ridicolo e all’alba dovettero ritirarsi. Una volta che si ritirarono, gli abitanti ritornarono ad organizzarsi e a chiudere un’altra volta la viabilità federale. Di fronte a questa manifestazione l’esercito attaccò la popolazione come se si stesse scontrando con un altro esercito, lasciando come risultato decine di detenuti e feriti, ai quali vogliono attribuire il delitto di terrorismo; la popolazione denuncia che ci sono molti dispersi, i governi fascisti riconoscono solo alcuni detenuti e presentano una lista dove non compaiono molti che i testimoni hanno visto detenere dalla polizia. La solidarietà per il popolo di Morelos si è fatta presente, così come il ripudio a queste azioni fasciste: professori di Puebla, Guerrero, Michoacán, Chihuahua, Jalisco, Distrito Federal e principalmente Oaxaca, tra le altre entità, hanno marciato esigendo il cessare della repressione.

Cosa segue?

Secondo la logica della repressione scatenata ciò che segue è l’evacuazione violenta del presidio contro la protesta sociale usando tattiche militari e di intelligenza di sicurezza nazionale. Reprimendo per primi ai contingenti di coloni, padri di famiglia e contadini che bloccavano le strade e le entrate alla città, stanno preparando il colpo al presidio. La repressione non ha cessato,

10 ottobre, mattina, si riportano assediati Jonacatepec, Xoxocotla, Miacatlàn. La tattica militare fascista si propone di occupare o sottomettere la piazza, cioè, che gli accampamenti sospendano i blocchi e che per paura i maestri abbandonino il presidio (e riprendano le lezioni), o di sgomberarli con la forza.
Si rende di urgente necessità la somma di altre forze di lotta contro l’imposizione de la ACE e delle sue implicazioni: scomparsa delle scuole statali, privatizzazione dell’insegnamento, violazione dei diritti del lavoro e sindacali, subordinazione del Messico ai piani imperialisti della OCDE e del BM, ecc.

Oggi contro Morelos, come ieri contro Oaxaca, si è scatenata la violenza di Stato: non è solo la politica statale, ma anche l’esercito e la PFP. Con il silenzio complice di radio, stampa e TV più le rabbiose campagne diffamatorie pubblicitarie. La solidarietà corporativa deve accelerare il passo affinché lo sciopero nazionale sia realtà.

Non resta nessuna speranza che si possa trovare una soluzione soddisfacente. Lo Stato ha già deciso per il cammino della repressione. Sono passati dalle vociferanti minacce (di Fecal, Josefina, Elba), alla brutale repressione, e se non li fermiamo con una forza magistrale popolare superiore a quella di Morelos, andranno contro tutti gli altri settori che protestano e lottano.

Preparare lo sciopero indefinito, organizzare carovane di solidarietà al presidio a Cuernavaca. Fare del presidio a Cuernavaca il centro di riserva di tutta la solidarietà del magistero e dei padri di famiglia; queste carovane organizzate dal magistero del DF per regioni, per delegazioni o per scuole, possono essere molto numerose e costanti senza aspettare che si dichiari lo sciopero indefinito e possono essere molto utili per la preparazione.

Compagni:

La lotta a Morelos rappresenta l’interesse di tutto il magistero e il popolo del Messico. È l’opposizione alla privatizzazione dell’educazione, il rifiuto alla chiusura delle scuole statali, il rifiuto a essere un Messico di truccatori, turismo e migranti.
La riforma educativa deve cominciare col considerare la nostra realtà nazionale. La nostra storia, la nostra sovranità. Le nostre aspirazioni come popolo e come nazione libera dal dominio dello straniero. Una riforma così può venire solo dalle basi magistrali e dal popolo in lotta. La ACE è un accordo tra i padroni imperialisti e i suoi servi locali. La vogliono imporre col sangue e il fuoco. Si tratta né più né meno di impedirlo con la forza unita del magistero e del popolo, come a Morelos.

Fuori l’esercito da Xoxocotla e dagli altri paesi!
Morelos non è una caserma. Fuori l’esercito!
Viva l’eroico popolo morelense!
Se Zapata fosse vivo starebbe con la nostra lotta!

VEDI IL VIDEO DELLA REPRESSIONE MILITARE A XOXOCOTLA, MORELOS

Traduzione di Cristina Coletto

Ultimo aggiornamento
23.10.2012 ore 20.44
AGENDA
Le nostre iniziative
ILÊ BRASIL: acqua e ancestralità

In un momento storico di attacco alle risorse della Madre Terra, le donne a vari livelli ritornano al centro della politica come nuove parole ed antiche pratiche in difesa della vita. L'acqua, oggetto di privatizzazioni e violenze, diventa un paradigma della vita svenduta agli interessi di pochi. La difesa di questo elemento diventa a sua volta la proposizione di una visione alternativa della produzione, della partecipazione, della gestione dei beni comuni.

Che richiama anche antiche ritualità, quando il femminile si fonde con il significato stesso del ciclo generatore della Natura.

ILÊ BRASIL: acqua e ancestralità, che verrà presentato a Trento dal 25 al 28 ottobre 2012, fa parte di una delle attività proposte dal gemellaggio di due gruppi di ricerca teatrale: una italiana la Bottega Buffa CircoVacanti di Trento e una brasiliana la Cia Buffa de Teatro di Salvador Bahia.

Insieme a Yaku ed altre realtà trentine, per tre giorni affronterà questa tematica da diversi punti di vista - culturalu, politici, sociali- insieme a molti compagni di viaggio e con la partecipazione straordinaria di Ekedy Sinha, rappresentante del Terreiro Ilê Axé Iyá Nassô Oká–Bra.

Giovedì 25 alle ore 16.30, con ACQUA MATER, tavola rotonda presso l'Università di Lettere e Filosofia di Trento (Via Tomaso Gar, 14 ), parleremo di acqua partendo dal ruolo delle donne in tre paesi chiave: Brasile, Colombia, Mozambico, fra solidarietà, territori di conflitto e megaprogetti, come la diga di Belo Monte in Brasile.

Un confronto che vede anche noi, donne europee ed italiane, al centro di un movimento di presa di coscienza delle nostre responsabilità. A partire dalla dichiarazione delle donne del mondo, presenti al Forum Alternativo Mondiale dell'Acqua di Marsiglia.


Firenze 10+10

A dieci anni di distanza da quell'enorme spazio di discussione e dibattito aperto che fu il primo Forum Sociale Europeo, reti, gruppi e movimenti fiorentini hanno avviato un percorso inclusivo per costruire nella città un appuntamento con cui rimettere insieme legami, riflessioni e azioni intorno alla costruzione di un'Europa sociale e dei beni comuni, come risposta alla crisi economica, sociale, ambientale e di democrazia in cui siamo immersi.

Questo evento si svolgerà nell'arco di quattro giorni nel prossimo mese di novembre e vi troveranno spazio attività autorganizzate e incontri di convergenza finalizzati al lancio di azioni e campagne europee e del bacino del Mediterraneo.

Ci rivolgiamo perciò a tutti coloro che vogliono contribuire a costruire e progettare insieme il percorso collettivo verso Firenze 10 + 10, alle donne e agli uomini che furono con noi protagonisti del FSE del 2002, ma anche a tutti i gruppi e i soggetti sociali che si sono affacciati sulla scena nazionale ed internazionale nel corso dei dieci anni trascorsi: insieme abbiamo davanti un altro decennio di lavoro comune. A tutti chiediamo di aderire alla costruzione di Firenze 10 + 10 portando il proprio contenuto di azione e le reti di relazioni con cui ciascuno opera, indirizzato anche all'organizzazione di eventi preparatori di avvicinamento.

E' un grande impegno che ci aspetta ma anche una sfida attraente: ricostruire uno spazio di discussione e azione in una fase in cui sui territori si manifestano gli effetti dei tanti volti della crisi, ma dove si attivano anche numerose forme di conflitto sociale e di proposta alternativa, capaci di assumere anche dimensioni di massa; lo dimostrano, ad esempio, l'affermazione al referendum del 2011 sull'acqua, la rete di opposizione alle grandi opere inutili, il diffuso contrasto alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Sul sito www.firenze1010.eu, si possono trovare tutti i riferimenti per entrare in contatto con il gruppo di coordinamento, per conoscere luoghi e tempi degli incontri preparatori e per contribuire ai gruppi di lavoro a cui tutti possono fornire il loro apporto: programma; logistica; partecipazione e accoglienza; comunicazione; risorse.

Comitato promotore di “Firenze 10 + 10”

Contatto: info@firenze1010.eu


1 OTTOBRE ORE 13.30 CONFERENZA STAMPA / ORE 15.30 MANIFESTAZIONE IN CAMPIDOGLIO

La difesa dei beni comuni in Colombia per una vita degna delle popolazioni

Con gli incontri con le istituzioni trentine – il Servizio Solidarietà della Provincia di Trento e l'Assessorato alla Cultura del Comune di Trento - che appoggiano il percorso della Commissione Justicia y Paz in Colombia, si è conclusa oggi la serie di incontri in Trentino “Acqua Giustizia e Pace – Beni comuni fra solidarietà e conflitto” che ha visto protagonista il sacerdote colombiano Padre Alberto Franco, esecutivo della Commissione.

Lunedì sera, l'incontro pubblico presso il Centro Formazione alla Solidarietà Internazionale, in Via San Marco, con la partecipazione di Padre Alex Zanotelli, in collegamento da Napoli, dove era in procinto di partire per la Marcia della Pace: “La mia solidarietà a Padre Alberto Franco, religioso che con coraggio vive nella guerra al fianco delle popolazioni – ha detto Padre Zanotelli, lanciando un appello accorato alla responsabilità a chi vive nella parte ricca del pianeta: “L'Occidente deve cambiare stile di vita, vivere in maniera più sobria. Noi qui a Napoli lottiamo quotidianamente contro l'immondizia, se non riduciamo drasticamente la produzione di rifiuti verremmo sommersi. Se non ci attiviamo, per il Sud del mondo non c'è futuro”.


La difesa dei beni comuni in Colombia per una vita degna delle popolazioni

Con gli incontri con le istituzioni trentine – il Servizio Solidarietà della Provincia di Trento e l'Assessorato alla Cultura del Comune di Trento - che appoggiano il percorso della Commissione Justicia y Paz in Colombia, si è conclusa oggi la serie di incontri in Trentino “Acqua Giustizia e Pace – Beni comuni fra solidarietà e conflitto” che ha visto protagonista il sacerdote colombiano Padre Alberto Franco, esecutivo della Commissione.

Lunedì sera, l'incontro pubblico presso il Centro Formazione alla Solidarietà Internazionale, in Via San Marco, con la partecipazione di Padre Alex Zanotelli, in collegamento da Napoli, dove era in procinto di partire per la Marcia della Pace: “La mia solidarietà a Padre Alberto Franco, religioso che con coraggio vive nella guerra al fianco delle popolazioni – ha detto Padre Zanotelli, lanciando un appello accorato alla responsabilità a chi vive nella parte ricca del pianeta: “L'Occidente deve cambiare stile di vita, vivere in maniera più sobria. Noi qui a Napoli lottiamo quotidianamente contro l'immondizia, se non riduciamo drasticamente la produzione di rifiuti verremmo sommersi. Se non ci attiviamo, per il Sud del mondo non c'è futuro”.


Desde el sábado 22 de septiembre al martes 25 Justicia y Paz en Italia

Los bienes comúnes entre conflicto y solidaridad 

Desde el sábado 22 de septiembre al martes 25, el sacerdote colombiano Padre Alberto Franco, secretario ejecutivo de la Comisión Intereclesial de Justicia y Paz de Bogotá, estará presente en varias reuniones en el departamento  Trentino de Italia


Università estiva di Attac;

Università estiva di Attac: “Buttiamo a mare i mercanti!”

FORUM SOCIALE URBANO NAPOLI

Il diritto alla città per la difesa dei beni comuni: (Napoli, 3-7 settembre 2012): mercoledì 5 settembre tavola rotonda "Acqua diritto di tutti?" con Alex Zanotelli, Francesca Caprini, Valerio Balzametti, Paolo Carsetti, Maurizio Montalto, Consiglia Salvio


FORUM SOCIALE URBANO NAPOLI

Il diritto alla città per la difesa dei beni comuni: (Napoli, 3-7 settembre 2012): mercoledì 5 settembre tavola rotonda "Acqua diritto di tutti?" con Alex Zanotelli, Francesca Caprini, Valerio Balzametti, Paolo Carsetti, Maurizio Montalto, Consiglia Salvio


SPICCHI D'ACQUA
Hidronotizie dall’Italia
No Eni? NO Party!

Da alcuni giorni sul programma del Forum sulla Cooperazione che si terrà il 1 e il 2 ottobre a Milano campeggiano gli sponsor dell’iniziativa, attesa da molti come uno spartiacque per la rinascita dell’aiuto allo sviluppo italiano. Tre società sono note a tutti: Microsoft, Banca Intesa e soprattutto Eni. 


Roma non si vende

Oggi il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso sulle forzature procedurali, effettuate dalla maggioranza di alemanno nell'assemblea capitolina, per far passare la privatizzazione di ACEA.
Questo è l'ennesimo colpo per il Sindaco di Roma e le sue alleanze che vogliono speculare sull'acqua e i beni comuni.


Vicenza: NO alla base militare

Vicenza i No dal Molin tagliano la rete della base, entrano nell'area facendo molte scritte sulle costruzioni e attaccando striscioni.


"Roma non si vende!"

L'ampia coalizione di associazioni, movimenti, comitati, forze politiche e sindacali che ha lanciato nelle scorse settimane la campagna cittadina di informazione e mobilitazione contro la manovra di bilancio della Giunta Alemanno, ha sottolineato durante la conferenza stampa tenutasi alle 15.30 di oggi in Piazza del Campidoglio, la gravità della scelta, di responsabilità del gabinetto del sindaco Alemanno, di vietare al corteo in programma per il prossimo sabato 5 di maggio l'arrivo in Piazza del Campidoglio.


In Abruzzo si ripubblicizza!

L’assemblea dei sindaci della provincia di Pescara, il 16 aprile 2012, ha votato per “ la trasformazione di ACA S.p.A. in house in azienda pubblica di diritto pubblico in considerazione che tale modello aziendale accresce le possibilità di controllo da parte dei soci e dei cittadini rispetto all’operato della azienda stessa e consentirebbe forme di partecipazione diretta alla gestione di lavoratori, cittadini ed associazioni di tutela ambientale” .

 


La Radio del CSO Bruno!

http://centrosocialebruno.it/node/17680


venerdì 23 febbraio conferenza stampa a Dolomiti energia

 

Per il lancio dell’importante iniziativa di martedì 28 febbraio, ovvero l’autoconvocazione cittadina presso il Consiglio Comunale di Trento,  il Coordinamento trentino Acqua bene Comune sul tetto di Dolomiti Energia!

 


 


la val di Susa inondata di colore
Una folla di oltre 75.000 persone ha marciato da Bussoleno a Susa sabato scorso, in un pomeriggio assolato e ventoso, quasi estivo.

No alla grande Multiutility del nord

Leggiamo con preoccupazione il rapido delinearsi della grande Multiutility del nord, di cui l'integrazione di Iren e A2A, sponsorizzata da Fassino, Tabacci è il primo passo.

 


Al Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua il Premio Personaggio Ambiente 2011!!!!

OJOS INQUIETOS
Sguardi sull’america latina
Terremoto Colombia

Il 30 Settembre 2012 forte scossa in Colombia fortunatamente molto profonda

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Central Hidroeléctrica Neltume en Panguipulli,

Representantes de las comunidades mapuche huilliche afectadas por el proyecto Central Hidroeléctrica Neltume que la transnacional Enel-Endesa proyecta instalar en Panguipulli, concurrirán a las embajadas de Italia y España este este Viernes 18 de Mayo a las 10:00 horas para entregar una solicitud a los respectivos Estados para que la empresa de capitales Españoles e Italianos desista de la construcción de la central hidroeléctrica

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Argentina, Cordoba: agua derecho fundamental

Reclamo por agua potable en Cañada Larga: La municipalidad de mina clavero aprovisiona  en camiones "agua no apta para el consumo humano", osea agua de pozo sin tratar , donde muchas familias la terminan consumiendo por no contar con otra opcion con los riesgos de salud que esto conlleva...

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rassegna stampa di Stop Enel 30 aprile a Roma

“Sono qui a Roma in rappresentanza di diversi movimenti della Colombia, in particolare l’Assoquimbo che sta difendendo il territorio contro le multinazionali Enel e Endesa. Di recente gli abitanti sono stati brutalmente fatti sgomberare dalla regione, anche attraverso una campagna che è stata coordinata con gli addetti alla sicurezza delle stesse aziende ma anche con agenti dello Stato, con un bilancio di diversi feriti, di cui uno grave

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Miles marchan por el Agua en Ecuador

"A mí no me diste, a mi no me diste, todo el Oro que a la China diste, luego me engañaste, luego me mentiste, con la derecha amaneciste… con las mineras amaneciste"

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MARCHA PLURINACIONAL POR EL AGUA, LA VIDA Y LA DIGNIDAD DE LOS PUEBLOS

In Ecuador dall'8 marzo, dai quattro punti cardinali del Paese: verso Quito per l'Acxqua e la vita.

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El Quimbo inundará seis municipios del Huila

Para construir la hidroeléctrica de El Quimbo, en el Huila, será necesario inundar un área mayor que el tamaño de Pereira. La obra, según sus opositores, se construirá a costa de diversas alteraciones y cambios sociales, ambientales, económicos y culturales, a seis municipios: Gigante, El Agrado, Garzón, Tesalia, Altamira y Paicol; cubriendo un total de 8.586 hectáreas que serían inundadas.

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LA TIERRA, EL AGUA Y LA RESISTENCIA

Lo que está sucediendo en América Latina en relación con los bienes comunes (agua, tierra, biodiversidad) es algo más que una sucesión de conflictos locales. Por momentos la intensidad de los enfrentamientos da la impresión de que marchamos hacia una conflagración general, que por ahora tiene expresiones locales y regionales, pero que se repiten en casi todos los países.

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INIZIA IN PERÙ LA GRANDE MARCIA NAZIONALE PER L’ACQUA E PER LA VITA

l 1° febbraio dalla regione di Cajamarca, nel nord del Perù, partirà la Marcia Nazionale per l’Acqua e per la Vita, che scenderà dalle montagne fino alla costa per arrivare a Lima il giorno 9.

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FINALMENTE PIOVE, MA IN TANTE CASE PALESTINESI MANCA L’ACQUA

a scarsa disponibilità d’acqua è un problema comune a tutte le comunità palestinesi in Cisgiordania ma alcune realtà sono più colpite di altre. Il distretto di Betlemme – che comprende al suo interno i centri di Betlemme, Beit Sahour, Beit Jala, Ad Doha e Al Khader e i campi di rifugiati di Aida, Dheisheh e Al Azza – è in cima a questa ben poco onorevole lista.

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